DOGMAN

Ovunque ci sia un infelice, Dio manda un cane


Alphonse de Lamartine
Dal film “Dogman” di Luc Besson, immagini dal web

Come epigrafe, lettera dopo lettera, parole bianche su schermo nero, la citazione del poeta francese de Lamartine introduce al nuovo film di Luc Besson: DOGMAN.

Come fosse un romanzo, dopo l’epigrafe entriamo nella cornice narrativa che sostiene tutta la trama. Una telefonata nel cuore della notte, una donna che risponde rompendo il sonno. Poco prima, un furgone da accalappiacani fermato da una pattuglia della polizia. Il conducente, con garbo e pacatezza, serio e perentorio a riprova dell’abito fucsia e della parrucca bionda spettinata che indossa, allerta gli agenti: se nessuno gli farà niente, nessuno si farà male. Poco dopo, la donna è perfettamente stretta in un tailleur, varca la porta di una cella, siede a un tavolino, attende che la persona su sedia a rotelle in fondo alla stanza si volti: il conducente. Occorreranno poche battute, ai più attenti, per capire che la donna è una dottoressa con specializzazione in una branca importante e delicata della medicina.

“Dogman” di Luc Besson.
Locandina dal web

Quello che nascerà è molto più di una serie di domande e risposte: sarà una rivelazione di tenacia, coraggio, determinazione, buona volontà e arrendevolezza sempre ricacciata, a dispetto dei colpi bassi della vita.

Può un colloquio formale, indagatorio, inquisitorio, psichiatrico, essere l’unica cosa che si attende per tutta una vita?

Un colloquio lungo più giorni, lungo una vita, che si fa racconto e confessione, empatia e ascolto autentico, sospendendo il giudizio per capire, conoscere e riconoscere.

Può la percezione di un dolore – un sentire profondo e sofferto – accorciare le distanze anziché spaventare e allontanare, rivelare l’umanità sensibile e scalfita grazie al brillio di bontà e amore intravisto attraverso un travestimento, che è un mascherare, un nascondere per rivelare?


Dal film “Dogman” di Luc Besson, immagini dal web

“Touché!” dirà a un tratto il protagonista dopo uno scambio di botta e risposta che segna il punto a favore della psichiatra, in merito alla questione dei travestimenti da lui usati, sulla sua necessità di nascondersi dietro altre sembianze e sul suo significato. Con quel touché rivelerà allo spettatore la sua profonda onestà intellettuale: psichiatra e detenuto sono sullo stesso piano comunicativo, hanno la stessa levatura valoriale ed esperienziale, possono parlare alla pari, benché da prospettive e posizioni nettamente diverse: quella di chi si è riscattato e quella di chi è rimasto relegato ai margini della società.

A partire da quella riconosciuta, condivisa e ricambiata onestà intellettuale, il protagonista rivelerà di aver costruito una vita improntata alla determinazione per la ricerca della bellezza a partire da pochi elementi buoni dell’infanzia, di aver avuto sempre il dono del perdono e della comprensione persino verso chi si è messo in salvo scappando e abbandonandolo per salvare un’altra vita oltre la propria. Dell’umanità conosciuta nei pochi metri quadrati della sua vita familiare, il protagonista darà prova di aver salvato solo la parte migliore e di essersi aggrappato ad essa rendendola forte e permeante nonostante la sua fragilità: i vinili di brani musicali europei, la musica buona, la dolcezza della madre, i giornali nascosti. Conoscere il mondo attraverso pagine di vecchie riviste, scoprire la poesia dei sentimenti attraverso Shakespeare, donare amore incondizionatamente e segretamente amare, per poi cercare e scoprire che il mondo non ne possiede da restituirgli in cambio. La determinazione, la forza di volontà e la volontà buona per la ricerca di un lavoro, basandosi solo sulle proprie forze, anche se queste sono totalmente impegnate per spostare tutto il peso – del proprio corpo e della propria esistenza – su una carrozzina, raccogliendo dinieghi e porte chiuse in faccia.

Un film , questo Dogman di Luc Besson, che sembra voler denunciare il sistema sociale che non tutela il cittadino buono in condizioni di difficoltà sociali e culturali, che non considera il potenziale dell’umano e dell’educabile come presupposto su cui basarsi e per cui agire, ma che muove tutto su protocolli burocratici e amministrativi: sterili.

Sono tanti i pezzi che si racchiudono dietro il trucco scenico di cui è capacissimo il protagonista e dietro cui nasconde la propria disabilità e la propria identità maschile.

Pezzo dopo pezzo della sua esistenza, ogni cosa sembra condurre alla massima esistenziale impara l’arte e mettila da parte, ogni cosa sembra voler mostrare e insegnare come creatività e fantasia siano spesso le ricette migliori per inventarsi un personaggio, donarsi coraggio e allegria, sopravvivere: vivere sopra le brutture e le storture della vita.

Fotogramma dopo fotogramma, la volontà di Dio verso quest’uomo profondamente solo esiste e permane, rinsaldata come la stessa fede del protagonista nell’amico più fedele: il cane, appunto.

DOG|GOD, ogni cosa è rivelata in una scritta vista al contrario affissa dal fratello del protagonista su una gabbia “particolare”.

La colonna sonora di Dogman è bellissima.
Autumn star. Ascoltatela.

Una interpretazione magistrale, da Oscar, quella di Caled Landry Jones: il suo colloquio con la psichiatra nella cella di detenzione mi ha ricordato molto Heat Ledger nei panni di Joker, ma senza la cattiveria e la follia del personaggio di Gotham City. Al contrario, il personaggio di Landry Jones porta sul grande schermo una verità inconfutabile: parfois la folie est la sagesse (talvolta la follia è la saggezza). Della sua grande fede in Dio darà prova sul finale, dopo l’ultimo congedo della psichiatra: quando finalmente si sente libero e salvo perché compreso, non più solo.

– Perché hai deciso di raccontarmi tutto? – chiederà la donna.

– Perché io e te abbiamo una cosa in comune.

– Cosa?

– Il dolore.

In chiusura, sotto i titoli di coda, l’inedita colonna sonora, originale del film Dogman, che qui riporto anche nella versione acustica: Autumn star, di Sateen.


Dal film “Dogman” di Luc Besson, immagini dal web

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Luana Lamparelli
Luana Lamparelli, pugliese, autrice e scrittrice, collabora con artisti, scrive racconti romanzi e poesie, cura rubriche.

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