L’unica donna sulla Terra

“Diario di una lettrice” è lo spazio in cui fondamentalmente voglio scrivere di me.

Di me come lettrice, ovvero lontana dal ruolo di scrittrice – o dall’identità di autrice, se preferite. Quello che leggo, quello che mi colpisce, quello che mi piace di quanto incontro o vivo. Tra musica, film, personaggi che lasciano una loro impronta in me, fotografia, pittura, architettura.

“Diario di una lettrice” è me, Luana Lamparelli, una fra tante che però ha la pretesa di dire la propria e lo fa tramite questo spazio da tutti fruibile.

Sono tornata in Puglia da diversi mesi, dopo un anno fuori.

Presa dall’impegno lavorativo che mi ha tenuta distante da tutto e più o meno tutti, la mia vita sociale qui, in questo arco di tempo, non è stata certamente intensa. Adesso però è estate, le uscite e la mondanità hanno ripreso a far parte della mia quotidianità, ed è divertente ritrovare quanto lasciato: essere tra la folla ed essere riconosciuta. Qualche anno fa, in un bar, mentre bevevo un cappuccino al bancone, ho sentito alle mie spalle: “Ma quella è la scrittrice”, “Sì, sembra lei, anche se non riesco a guardarla in faccia”. Ho sorriso e sono uscita dal bar, calcando subito gli occhiali da sole sul volto. Solo qualche settimana fa tenevo una nuova presentazione del mio secondo romanzo. Attraversando una piazza gremita di gente per giungere alla sede dell’evento, in un paese non mio, a un tratto mi sono sentita osservata. Un uomo, in piedi nella confusione, seguiva i miei passi fissandomi. Quando i nostri sguardi si sono incrociati, ha timidamente alzato una mano, non certo di avermi individuata o confusa. Ho risposto con un sorriso. Anche ieri sera, nel bel mezzo di un evento culturale, il moderatore mi ha vista seduta tra la folla: senza esitare, padrone della scena, ha alzato la mano, col labiale detto “Ciao”. Anche a lui ho risposto col sorriso, un sorriso più fermo e deciso, accompagnato dal mio Ciao labiale, senza muovere le dita. La gente lì accanto s’è voltata per guardare a chi fosse rivolto il saluto del presentatore, nessuno ha colto il mio rispondergli. Ho imparato a non compiere gesti eclatanti: è l’unico modo per preservare la riservatezza. Pensare che io, fondamentalmente, non sono nessuno, figuriamoci ai divi cosa succede!

Qualche tempo fa ho ricevuto una proposta: scrivere di una storia che sto narrando come una cantastorie a più persone, metterla nero su bianco e pubblicarla in uno spazio particolare. Mi hanno detto che è troppo bella per non essere scritta e condivisa, intrigante ed elegante a dispetto dei tempi che viviamo, e che se avessi voluto avrei potuto anche mantenere l’anonimato. Ho risposto che la scriverò, accettando l’invito, ma firmandola, e firmandola col mio nome. Perché le parole e le storie, per essere credibili e per essere credute dal pubblico, affinché si riconosca in loro, hanno bisogno della responsabilità di chi le scrive, la esigono e la pretendono.

Chi scrive deve assumersi tale dovere. Qualcuno può criticare questa mia affermazione facendo riferimento a quanti scrittori possiedono uno pseudonimo: io rispondo asserendo che esso è comunque una identità. I lettori hanno bisogno di un nome: è vero che un nome vale l’altro, ma scrivere senza nome è come far parlare un impostore. Uno scrittore inventa, racconta, reinterpreta; scrive per altri storie non sue, che appartengono a chi gliele regala perchè possa farle vivere nel mondo; narra i tempi e la sua visione dei tempi. Fondamentalmente è qualcuno che vive la nostra realtà e la restituisce in mille altri modi diversi, ma certamente non è un impostore.

Fatte queste precisazioni, bisogna sottolineare che torno a scrivere un nuovo articolo su questo mio blog dopo diversi mesi. Tre per l’esattezza.

Ricomincio parlando di me, che non è proprio una passeggiata benché sia estroversa, e raccontandovi di una cantautrice.

Non la conoscevo fino a un mese fa: fino a un sabato pomeriggio di fine giugno in cui, dalla lontana Riyadh, mi giunge tramite Whatsapp un link.

Alle volte sono le cose piccolissime ad aprirci nuovi mondi, a metterci in contatto con realtà che molto probabilmente avremmo continuato a ignorare.

Apro il link su Youtube e scopro l’artista LP. Lost on you, live session è stata la canzone che l’uomo dall’altra parte del cellulare – e da un altro continente – ha deciso di inviarmi nel bel mezzo del mio affaccendarmi. Un click sul link (lo stesso che potete fare voi sul titolo sopra riportato e su tutti quelli sottolineati che di seguito troverete) e certe parole hanno assunto un senso più intenso, seppure più evanescente. Il paradosso degli opposti.

Gli opposti. Qualcuno mi fa sorridere quando dubita della mia identità eterosessuale. Gli uomini mi regalano le migliori risate quando, rifiutati sistematicamente negli inviti a cena o per semplici caffè, indispettiti dalla mia volontà contraria alla propria, mi chiedono se abbia mai pensato di avere “una donna”, piuttosto che un uomo, e io gli rispondo che l’unica donna che desidererei è quella delle pulizie.

Ma poi ho incontrato questa donna, LP, al secolo Laura Pergolizzi. Non vi racconterò di lei perchè ci sono molte pagine che già lo fanno e rivelano la sua identità di cantautrice e firma di molti successi di altre star. Vi consiglio vivamente di ascoltarla, di cercare le sue cover di Halo e Creep, di non fermarvi, di smanettare tra Youtube e il web, di ascoltate le sue interviste.

LP disc

Per quanto mi riguarda, vi racconterò solo di come il mio sguardo si posa su di lei e di cosa coglie.

LP, con il suo ultimo singolo Lost on you uscito solo lo scorso 10 giugno, regala un coming out poetico, delicato, sensuale. Gli ultimi fotogrammi del video del singolo sono inaspettati e quasi illogici, sorprendono il pubblico con una conclusione ben diversa da quella che ci si aspettava sin dall’inizio e volutamente fatta maturare con l’alternarsi delle scene.

Incuriosita dal link che un uomo incrociato solo una volta e di cui quasi senza nemmeno sapere come mi son ritrovata il biglietto da visita tra le dita, ho cercato altri brani, mi sono documentata su questa piccoletta giunta da lontano.

LP Night like thisLp Tokyo sunrise

Quello che mi affascina di questa donna esile di statura e corporatura sono la forza, la determinazione, la vivacità mentale. Narra di sentimenti forti con l’intensità che solo le donne sanno coniugare bene con la consapevolezza dell’impossibilità.  Mi chiedo, per esempio, se Lost on you parli di un amore lontano nel tempo e nello spazio e che si ricorda con trasporto sperando che anche l’altro ricordi, o augurandosi che l’altro abbia dimenticato perchè impossibile da vivere o rivivere. O se, per esempio, non sia la classica storia per cui qualcuno pensa a qualcun altro che intanto vive felicemente un’altra storia.

thinking aboutin thought of you

La nostalgia e il ricordo possono avere tante sfaccettature, anch’essi sono come gli elementi minuscoli e variopinti del caleidoscopio con cui giocavo da bambina. Un gioco di specchi che richiede riflessione e pazienza, attenzione e dedizione, oltre che precisione d’azione: i sentimenti e le emozioni per me sono così. Senza considerare che in qualsiasi momento puoi distogliere l’occhio da quel piccolo cerchio che ti proietta tra le facce specchiate e i colori geometrici di quel cilindro magico, tornare alla vita regolare di sempre.

Questa donna, LP, ha la capacità di raccontare quanto i sentimenti sappiano destabilizzarci, è maestra nel portare sul palco la forza che solo certe donne sanno tirar fuori nel decidere di risolvere dentro di sé la vanità di un amore non corrisposto, lottando contro sé stesse senza piangersi addosso, con azione e grinta. Non è un caso se Fighting with my self sia tra le mie preferite: adrenalina allo stato puro, è la dichiarazione che quest’artista piccoletta sa tener testa a tutti, dominando una scena di musicisti uomini che sfumano alle sue spalle. E’ delicata e forte, femminile e raffinata, ama le donne senza smettere o negare di esserlo a sua volta. Qualcuno potrà dire che in queste mie parole si celi un pregiudizio: la verità è che finora non ho conosciuto una donna omosessuale come lei. Mi affascina, mi incanta con la sua voce, le sue movenze, i suoi brani, la forza che vi traspare, l’essenza che sa incastonarvi. Tokyo sunrise è emblematico di tutto ciò, il suo video non tradisce le mie sensazioni. Il video di Lost on you, invece, ne mostra la capacità di proteggere e accogliere una donna così come un uomo farebbe, con la fermezza che francamente in molti uomini non ritrovo.

LP Kiss 1LP Kiss

Tornando ora alla domanda provocatoria rivoltami da alcuni uomini, al paradosso degli opposti (perchè io sono eterosessuale radicale e Laura Pergolizzi è omosessuale radicalmente affermatasi) una dichiarazione effettivamente devo farla: LP è l’unica donna sulla Terra da cui mi farei baciare e amare, nel senso sentimentale e fisico del verbo.

Con la consapevolezza che nulla è per sempre, che tutto è per ora, o per mai, o per un solo istante eterno e infinito. Cose che capitano nelle menti, e nei cuori. (Forever for now)

 

– Luana, tu rifuggi tutto quello che è banale.

– Sì, bravo, è così. Scappo letteralmente via.

 

 

 

(Foto dal web e fotogrammi ripresi dai video)

Testi: Luana Lamparelli © COPYRIGHT 2016 | TUTTI I DIRITTI RISERVATI | LUANALAMPARELLI.IT

Luana Lamparelli
Luana Lamparelli è una scrittrice pugliese. Dal 2011 a oggi molti lavori portano la sua firma. Collabora con artisti e realtà culturali diverse, è stata ospite di numerosi eventi culturali, per cui ha sempre presentato opere inedite. Tra questi vi sono: Leggo un nome: Chernobyl (2011, per le manifestazioni a favore del disarmo nucleare organizzata da associazioni nazionali sensibili al tema; successivamente è stato pubblicato anche su diverse testate giornalistiche), Faccia da trappola, esca (2013, gioco di parole a più voci con cui è stata allestita una mostra audio-visiva), Faccia da Murgia. Vita, morte, miracoli e Io amo il Castello (2013, per l’evento culturale centrato sull’arte pittorica e scultorea di artisti della Puglia “Murgia. Vita, morte, miracoli”), Io non sono un fake (2015, opera inedita scritta appositamente per l’omonimo evento). Nel 2013 ha curato la sceneggiatura della puntata Tempus fugit per la web-fiction Bishonnen, di cui è anche protagonista. Ha pubblicato due romanzi: Giardini senza tempo (2012) e Piccoli silenzi desiderabili (2014) e curato la comunicazione con la stampa per diversi eventi. Dal 2014 al 2015 ha curato la rubrica di arte, cultura e spettacolo Ars artis edita sui portali della Livenetwork (barilive.it, tranilive.it, terlizzilive.it, ruvolive.it, bitontolive.it, barlettalivve.it, andrialive.it, coratolive.it), per cui spesso ha curato articoli di cronaca. Nel 2015 è stata membro della giuria tecnica del Premio Letterario Nazionale “Corti e brevi”. Nel 2016 vanityfair.it pubblica il suo racconto a puntate #ChatRoom. Dal 2017 collabora con Versante Ripido, la fanzine di poesia in edizione cartacea e digitale. Nello stesso anno, infatti, inizia a lavorare "con più impegno e dedizione, passione e consapevolezza" alla composizione in versi, partecipando ospite a numerosi eventi ed entrando in contatto con diverse realtà a livello nazionale. Trovate tutti i suoi lavori presenti online sulla pagina "Roba da leggere" di questo blog. Refrattaria da sempre ai concorsi, forse cambierà idea.

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