La cultura è una borsa fashion, oggigiorno.

Houston, abbiamo un problema!

Uno grave, gravissimo! Di inadeguatezza, direi. Disadattamento, direbbe un esperto del settore. (Uno psicologo, per esempio. Ma anche un’esperta improvvisatasi profeta della moda. Lascialo dire a me, che sono educatrice, una sorta di “terra di mezzo” tra la fauna e quelli che nella fauna sanno distinguersi. E qui cito anche Jep Gambardella, con il termine “fauna” utilizzato per rappresentare noi uomini. Secondo me ha pure studi socio-antropologici e Sorrentino non ce l’ha rivelato.)

Torniamo a noi, Houston. Il problema è che io non sono patita di moda, tendenza, trend, e roba di questo genere. Sì, non me ne frega niente di cosa si usa, di come si usa, di cosa proprio non può mancare nel guardaroba, e così via. Mi vesto seguendo il mio gusto, questo sì, questo no, questo mi piace, questo si indossa davvero?, ma dai!

Ecco: il problema è questo. Passo più tempo in una libreria, tra i libri, perdendomi. Oppure nelle cartolerie, scegliendo quaderni, matite, penne, temperamatite, pastelli, agende, taccuini. Indecisa tra il primo libro e l’ultimo stretti in mano, cerco di optare per il “terzo che gode tra i due litiganti”, e invece poi finisce che li prendo tutti e tre. Ed è maniacale la mia tendenza ad accumulare libri e materiale per scrivere e organizzare appunti. Se non vado in questi posti qui almeno una volta alla settimana, davvero entro in astinenza. In una boutique, invece, nemmeno decido di entrare. Sono persino due stagioni di saldi che non faccio giri tra negozi a caccia di affari. Semplicemente, se ho bisogno di qualcosa, per una cerimonia o altro, inizio a pensarci a non prima di cinque giorni dall’evento. Se mi piace qualcosa in vetrina, mi fermo per comprarla solo se ho tempo per entrar e provare. Roba di dieci minuti. Chè se no mi annoio e non ne vale la pena. Houston, questo è un problema serio! Persino Astolfo e Orlando scuoterebbero il capo rassegnati, guardandomi in viso senza un minimo di incoraggiamento. Però ho scoperto una cosa figherrima (qualcuno ha già messo il copyright per questo latinismo adattato all’italiano contemporaneo?). E voglio condividerla. Per il bene dell’umanità, della cultura e delle fashion victim. Ho trovato un modo per avere gratis una di quelle borse che tanto vanno di moda adesso: quelle che si tengono in mano, senza manici, senza tracolle. Insomma, quelle che si usano tanto, che vedi nei selfie, o nelle foto fatte appositamente per sembrare che sei uscita vestita così per andare chissà dove, e invece ti sei vestita così solo per trovare l’angolo migliore, trascinandoti dietro uno con la macchina fotografica seria, per scattare la foto e poi correre a casa e condividerla sui social, scegliendola tra i mille scatti fatti in dieci minuti. Non so come si chiami in gergo (tecnicamente), ‘sta borsa qua, ma so che farà impazzire tutti proprio perchè è di tendenza ed è gratis. Eccola, è questa:

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“La cultura è una borsa fashion, oggigiorno” © Luana Lamparelli

 

 

Pensa, Houston: io me la son trovata casualmente in casa, nemmeno mi capacitavo di come una cosa del genere potesse esserci arrivata. Ho pure pensato: “Se la usassi, avrei non solo l’aria da tipa fashion, ma potrei passare persino per una d’avanguardia, e acculturata, e senza nemmeno dover aprire la bocca”. Poi ho capito: era la scatola che conteneva gli ultimi libri che mi son fatta comprare dalla mia manager tramite Internet. Quando ho aperto il pacco, per l’euforia di stringere tra le mani e sfogliare i libri tanto attesi, non me n’ero resa conto! Ma adesso, adesso..! Adesso posso dirlo a tutte: UNA BELLA BORSA DA TENERE IN MANO (anche se poi vi mancherà sempre la terza mano con cui mantenere il cocktail o la sigaretta per fare le fighe ai party), vi arriva a casa gratis, GRATIS! …certo, se acquistate i libri. Se non li leggete, poi, considerate che potete sempre metterli su una libreria e dare un tocco davvero figo alla vostra casa. Certo, se non avete una libreria, la pecca si vede comunque… Potreste sempre metterli sul comodino, o smistarli tra il salotto e il bagno, così, quando avrete degli ospiti in casa, magari maschi radical chic, o gente di destra dalla cultura vera e solida (non di destra a chiacchiere, e sono quelli che io preferisco, premettendo che è solo un’ideologia, perchè oramai la destra e la sinistra sono solo delle astrazioni di cui i politicanti si gonfiano inutilmente), questi penseranno: “Hai capito, la tipa?”. E farete un figurone! (Questo è il mio personale incentivo per farvi comprare libri. Libri in genere, non necessariamente miei. Anche perchè sono solo due quelli che ho scritto fino a ora). Quando poi vi stancate della borsa, nessun problema: o la dipingete, o la rivestite con carta decorativa o tessuto, oppure la gettate nella campana per la raccolta differenziata. (Occhio: quella della carta. Fatevi furbe.) Così sarete alla moda senza spendere soldi, e pure lungimiranti facendo un investimento sul vostro futuro avendo per casa libri. A questo dovrete abbinare la scelta giusta dell’uomo da portare a casa e la lettura strategica almeno (!) del riassunto delle opere scelte su Wikipedia, o dalla mia rubrica “Leggere”, se c’è. E in tutto ciò non posso aiutarvi, eh. Sarete anche attente all’ambiente e originali per davvero.

Sì, Houston, abbiamo un problema: la cultura è una borsa fashion, oggigiorno. Non solo. Houston, ce ne sta un altro legato a ‘sta vicenda: le fashion blogger non mi piacciono. Mi annoiano. Alle volte, però, mi fanno ridere. Tanto. Purtroppo.

Saluta Astolfo e Orlando con la manina?

 

 

Testi e foto: © Luana Lamparelli

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Luana Lamparelli
Luana Lamparelli è una scrittrice pugliese. Dal 2011 a oggi molti lavori portano la sua firma. Collabora con artisti e realtà culturali diverse, è stata ospite di numerosi eventi culturali, per cui ha sempre presentato opere inedite. Tra questi vi sono: Leggo un nome: Chernobyl (2011, per le manifestazioni a favore del disarmo nucleare organizzata da associazioni nazionali sensibili al tema; successivamente è stato pubblicato anche su diverse testate giornalistiche), Faccia da trappola, esca (2013, gioco di parole a più voci con cui è stata allestita una mostra audio-visiva), Faccia da Murgia. Vita, morte, miracoli e Io amo il Castello (2013, per l’evento culturale centrato sull’arte pittorica e scultorea di artisti della Puglia “Murgia. Vita, morte, miracoli”), Io non sono un fake (2015, opera inedita scritta appositamente per l’omonimo evento). Nel 2013 ha curato la sceneggiatura della puntata Tempus fugit per la web-fiction Bishonnen, di cui è anche protagonista. Ha pubblicato due romanzi: Giardini senza tempo (2012) e Piccoli silenzi desiderabili (2014) e curato la comunicazione con la stampa per diversi eventi. Dal 2014 al 2015 ha curato la rubrica di arte, cultura e spettacolo Ars artis edita sui portali della Livenetwork (barilive.it, tranilive.it, terlizzilive.it, ruvolive.it, bitontolive.it, barlettalivve.it, andrialive.it, coratolive.it), per cui spesso ha curato articoli di cronaca. Nel 2015 è stata membro della giuria tecnica del Premio Letterario Nazionale “Corti e brevi”. Nel 2016 vanityfair.it pubblica il suo racconto a puntate #ChatRoom. Dal 2017 collabora con Versante Ripido, la fanzine di poesia in edizione cartacea e digitale. Nello stesso anno, infatti, inizia a lavorare "con più impegno e dedizione, passione e consapevolezza" alla composizione in versi, partecipando ospite a numerosi eventi ed entrando in contatto con diverse realtà a livello nazionale. Trovate tutti i suoi lavori presenti online sulla pagina "Roba da leggere" di questo blog. Refrattaria da sempre ai concorsi, forse cambierà idea.

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