VIAGGIO IN FRANCIA – Parte seconda

Regione dell’Île-de-France, dipartimento di Senna e Marna: è questo il cuore che mi ha ospitata durante il soggiorno francese.

Una Francia d’arte, smeraldi, topazi e rubini protesi al cielo tutt’intorno; ordine e silenzio. Ammaliante e suggestiva, la Francia che ho vissuto è difficile tanto da riassumere quanto da dimenticare. Vorrei poter dire tutto, ma non tutto quello che si vive può essere raccontato. Rivivere paesaggi e istanti con gli occhi, sorridendo, molto spesso è l’unica cosa che si può fare, oltre a soffermarsi sui dettagli.

Al mio rientro dalla Francia, come sempre, ho ricevuto domande del tipo “cosa hai fatto” – “cosa hai visitato” – “dove hai mangiato”, così ho pensato di realizzare una sorta di vademecum sui luoghi che ho visitato (con i miei soliti tempi biblici, ndr), oltre alle pagine del tutto personali che raccontano cosa sia stato questo viaggio settembrino da un punto di vista strettamente biografico.

Sarebbe bello riuscire a recuperare presto la Grecia e l’Albania, visitate (anche) la scorsa estate, e Budapest, conosciuta lo scorso Dicembre. Sarebbe bello mettersi al passo ed essere in regola per i prossimi viaggi già programmati. Per le annate precedenti, alzo sin da ora le mani, consapevole che anche sulle mete più recenti potrò tirarmi indietro.

Ma la Francia è la Francia.

Trampolino di lancio e paracadute, stazione base e navicella spaziale per la mia permanenza francese è stata Melun, cittadina incantevole e molto accogliente. Barbizon, Fontainebleau, Courances sono i satelliti su cui sono approdata a più riprese.

MELUN

Melun è il capoluogo del dipartimento di Senna e Marna, nella regione dell’Île-de-France.

Cittadina tanto ospitale da consentire di “perdersi” serenamente e sentirsi a casa. Percorrere le sue stradine, i suoi viali, i suoi ponti sulla Senna significa camminare col naso all’insù: tetti spioventi, finestre angolari, porte intagliate, colori armoniosi; e poi significa guardarsi piacevolmente attorno: aiuole, siepi, giardinetti ben curati, ricchi di fiori di ogni specie a creare fantasie che riecheggiano la leggerezza della Primavera. È così che l’ho trovata io e, fidatevi, se è così variopinta in pieno autunno, lo è sempre.

Melun è talmente coinvolgente  e immediata che impari a viverla senza nemmeno l’aiuto di Google Maps. Si estende persino attraverso la Senna, grazie a due ponti che collegano le due sponde all’isolotto posto al centro del grande fiume. Sull’isolotto, una chiesa e un carcere. Percorrendo i due ponti che creano continuità tra la rive gauche e la rive droite, è possibile ammirare panorami adornati e incorniciati da fiori e piante, dove lo sguardo segue il fiume e si perde lontano.

Vista sulla Senna da un ponte di Melun

Da non perdere, il Palazzo di Città: sembra un’università, o un’ambasciata, per il suo aspetto monumentale. Alle sue spalle si impreziosisce di un giardino fruibile gratuitamente, dove riposare un attimo, prendere fiato, improvvisare un picnic. Quando vi ho fatto una sosta, intorno a me c’erano madri di ogni nazionalità e bambini di diverse età che giocavano, ridevano, parlavo tra loro e vivevano il momento della merenda.

Il cuore di Melun  è una piazza circolare che ospita una fontana. A sorreggere l’anfora da cui sgorga l’acqua, tre donne. Istintivamente il pensiero corre alle tre Grazie del Canova, e da lì ai principi di liberté, égalité, fraternité, fino ad approdare alla bellezza francese per antonomasia: la Marianne di Delacroix.

Le case di Melun raccontano di storie private e da scoprire a ogni incrocio: sono case con le finestre un po’ aperte, le tende a proteggere gli spazi privati, con le porte intagliate che narrano di epoche diverse e i tetti che puntano dritto all’azzurro.

Se andate a Melun, andate a mangiare a La Cantine des Grands. La caratteristica è data dall’ambiente: sembra di tornare bambini e di sedersi daccapo tra i banchi della scuola d’infanzia. Sedie e tavoli riproducono infatti quelli delle tipiche aule scolastiche, ma a misura d’uomo, così come gli appendiabiti alle pareti, la lavagna su cui è scritto il menù del giorno, i menù a listino e le carte dei vini, i poster alle pareti con insegnamenti semplici ma efficaci (sì, quelli che ogni tanto dimentichiamo). Il cibo è ottimo, le porzioni abbondanti (alla faccia della nouvelle cuisine), il caffè meritevole e i dolci… ecco, prendete il pot pourri dei dolci che puntualmente propongono per accompagnare e completare il caffè e non sarete affatto delusi, anzi.

I francesi, se vogliono, fanno sentire davvero a casa anche nei locali pubblici. LouLou, oui, c’est moi.

Così come Melun, anche Fontainebleau e Barbizon appartengono al dipartimento di Senna e Marna, nella regione dell’Île-de-France.

FONTAINEBLEAU

Capoluogo dell’arrondissement e di cantone, Fontainebleau è cara a noi italiani perché Caterina de’ Medici vi ha trascorso diverso tempo.

Borgo dell’upper class, sa ammaliare ed esaltare i visitatori più esigenti con la sua eleganza e i suoi bistrot, le vetrine dei negozi chic e quelle dei fiorai, ricolme di fiori sapientemente combinati tra loro.

L’attrattiva artistica più importante di Fontainebleau è il castello.

Imponente, si presenta al pubblico avvolto da una lunga e regale cancellata sovrastata da fogliame. Il castello si scorge dopo aver superato il cancello principale e aver percorso alcuni metri sul viale immerso nel giardino. L’enorme parco del Castello di Fontainebleau vanta un laghetto artificiale attorniato da statue ispirate alla mitologia greca e incastonato in un verde labirintico. Pensare a Caterina de’ Medici che gioca a mosca cieca con altri nobili francesi su quei prati immensi è quasi spontaneo. Le scalinate, le prospettive ampie, i ruscelli, i ponticelli sparsi qua e là nel verde, le sculture, le pareti di verde create con piante alte e ravvicinate in precisi punti della vastissima area verde, le barche accatastate l’una accanto all’altra in attesa di qualcuno che le porti a largo: su tutto ciò lo sguardo si posa, voluttuoso e leggiadro, inevitabilmente.

Per mangiare bene a Fontainebleau non dovete far altro che accomodarvi a Le Bistrot des Amis. I vini qui sono eccezionali, come del resto tutte le pietanze. Il minimo comune denominatore è la ricercatezza discreta e raffinata, dalle poltroncine su cui accomodarsi ai bicchieri, ai piatti, alle luci e ai colori scelti per accogliere al meglio gli ospiti. Attraverso le sue vetrate si scorge un centro in pieno movimento: lo si può ammirare stando tranquillamente seduti, come se si fosse in un’altra dimensione, totalmente imperniata dalla quiete e dal relax. Da copiare: le ricette dei dolci e come vengono presentate ai commensali.

Poco fuori dal castello, si può ammirare anche una splendida giostra per bambini (che fa rimpiangere di essere cresciuti troppo o di non essere troppo disinvolti per salirci), si può decidere di gustare un caffè o un aperitivo nel bar storico lì di fronte, o di guardare un film nel cinema sulla destra. Oppure passeggiare, passeggiare e ammirare, passeggiare e lasciarsi coinvolgere dall’aria parigina di questo borgo.

BARBIZON

È stato, a suo tempo, paese eletto dai pittori paesaggisti del realismo francese: Thèodore Rousseau, Jean- Francois Millet, Jean Baptiste Camille Corot, Albert Charpin sono solo alcuni dei nomi più prestigiosi legati a questa corrente artistica e devoti a Barbizon. Grazie a loro, tra il 1830 e il 1870 è nata la Scuola di Barbizon. Storicamente, la scuola di Barbizon è correlata al primo episodio di tutela pubblica della natura: nel 1848, infatti, la foresta di Fontainebleau è stata sottratta al disboscamento sostenendo che i suoi scorci fossero importanti per i paesaggisti del realismo. Nasce così la riserva artistica della selva di Fontainebleau.

Nel 1866, Monet e Renoir, impressionisti in cerca di ispirazione, giungono a Barbizon e subito ne restano rapiti: riconoscendone il potenziale come luogo di ispirazione, conferiscono una nuova luce artistica alla cittadina, rinnovandone così il carisma e richiamando altri pittori e intellettuali.

Oggi possiamo ammirare questa storia nei tanti angoli curati e fedeli nel tempo, nei mosaici che arricchiscono le strade per ricordare le maggiori opere dell’Impressionismo. Barbizon è meta ideale se si vogliono respirare arte e ricerca, se ci si vuol immergere nello spirito impressionista: ogni angolo narra di volti e voci impossibili da osservare o udire, ma facilmente immaginabili e intuibili.

A Barbizon ho mangiato in più luoghi, ma non ne ricordo, sono sincera.

Ho anche visitato la mostra Visage de l’innocence di Steve McCurry, di cui parlerò in un altro momento. Se la trovate in giro per qualche altro angolo di mondo, non fatevela sfuggire.

Se invece avete voglia di un museo sui generis, non potete perdere il Besharat Gallery and Museum. Casa-museo, spazio aperto e privato insieme, espone opere moderne, classiche e contemporanee, dipinti, fotografie e libri d’epoca.

Uno scorcio del grande giardino del Beshart Gallery and Museum

COURANCES

Nel dipartimento dell’Essonne, nella stessa regione della Francia settentrionale a cui appartengono le altre cittadine, si trova Courances.

Anche per Courances la maggiore attrattiva è il suo castello, capace di trasportare in una dimensione idilliaca sin dal primo sguardo. La tranquillità, l’ordine composto e il verde esteso tutt’intorno affrancano dalla frenesia, dalle voci che si rincorrono e dagli affanni che si ripetono nel quotidiano. Tutto è sospeso in uno stato di grazia che riconcilia col sé più intimo. Passeggiare nel grande giardino che circonda il castello, sdraiarsi sull’erba, contemplare il cielo che s’apre tra gli alberi, oppure ammirare il giardino giapponese che si erge nel bel mezzo dello spazio circostante il castello (chicca nella chicca, ndr) sono le attività che meglio ripagano e appagano l’ospite.

Gli occhi s’allargano sugli scorci, il cuore torna a respirare, il passo ritrova il suo ritmo più congeniale. Courances e  il suo castello sono assolutamente da conoscere e vivere, foss’anche per una frazione minima di tempo.

Il giardino giapponese incastonato nel parco del Castello di Courances

Della Francia ho visto gli angoli e gli scorci di cui ho sempre sentito parlare durante le conversazioni con la mia amica più complice. Ho dato colori, dettagli, linee e forme a tutto quello che attraverso la sua voce a me giungeva. Adesso posso tornare a guardarli anche io, con la mente, quando me ne parlerà ancora.

Con questo primo viaggio in Francia, sono stata nel dipartimento di Senna e Marna, nella regione dell’Île-de-France. Sono lo stesso dipartimento e la stessa regione di Parigi, eppure sono riuscita a evitare la Tour Eiffel, l’Arc de Trionf, tutta la storia sedimentata in bellezza che già mi attende per questo nuovo anno. Parigi sarà un nuovo amore. Avrà gonne, camicie e bottoncini. Avrà una faccia che mi piace e mi sorride compiaciuta.

Luana

Nel giardino del Castello di Courances

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Luana Lamparelli
LUANA LAMPARELLI - BIOGRAFIA Luana Lamparelli è un’autrice pugliese. Ha pubblicato due romanzi: Giardini senza tempo (2012) e Piccoli silenzi desiderabili (2014), in cui sono presenti numerose poesie che l’autrice presta, attraverso l’artifizio letterario, ad alcuni dei suoi protagonisti. Ha scritto racconti anche per Vanity Fair e Versante Ripido, rivista nazionale di poesia molto apprezzata in Italia e all’estero. Ha collaborato alla scrittura di una sceneggiatura per webserie e fornito contributi letterari per eventi culturali già dal 2011. Insieme ad altri poeti italiani, è coautrice di alcune sillogi, tra cui ricordiamo l’antologia di prosa e poesia civile La pacchia è strafinita, una risposta da numerose voci della poesia italiana alle dichiarazioni del Ministro degli Interni Salvini. A Giugno del 2018 ha vinto il premio Certamen Lauriferum organizzato dall’Accademia dei pensieri e delle culture del Mediterraneo nell’ambito della Notte bianca della Poesia. A Luglio dello stesso anno è stata tra i dieci finalisti del Premio Più Luce del cartellone del Festival del Vittoriale degli italiani Tener-a-mente. Dal 2014 al 2015 ha curato la rubrica di arte, cultura e spettacolo Ars artis edita sui portali della Livenetwork (barilive.it, tranilive.it, terlizzilive.it, ruvolive.it, bitontolive.it, barlettalivve.it, andrialive.it, coratolive.it), per cui ha curato anche articoli di cronaca. Il suo sito si chiama Circo Lamparelli. Nella vita di tutti i giorni è anche docente di Filosofia e Scienze Umane, educatrice specializzata in disabilità della vista e disturbi neurologici e psico-comportamentali. Tra i principali lavori di scrittura ricordiamo: Leggo un nome: Chernobyl (2011, per le manifestazioni a favore del disarmo nucleare organizzata da associazioni nazionali sensibili al tema; successivamente è stato pubblicato anche su diverse testate giornalistiche), Faccia da trappola, esca (2013, gioco di parole a più voci con cui è stata allestita una mostra audio-visiva), Faccia da Murgia. Vita, morte, miracoli e Io amo il Castello (2013, per l’evento culturale centrato sull’arte pittorica e scultorea di artisti della Puglia “Murgia. Vita, morte, miracoli”), Io non sono un fake (2015, opera inedita scritta appositamente per l’omonimo evento).

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