21 GIORNI PER CAMBIARE

Editoriale di Settembre 2019

Studi scientifici affermano che al cervello occorra un tempo minimo di ventuno giorni per smantellare un’abitudine e installarne un’altra più favorevole al nostro benessere.

Ventuno giorni per cambiare abitudini, quindi pensieri, e permetterci di stare meglio.


Pronunciare una ferita quando è appena ricucita non è semplice. Arginare la tensione, contenere un’emozione è più nobile. Ecco l’ombra di qualcosa che poi cambia. Scavare o tralasciare il senso, voltarsi e non guardare dentro. Ammettere o tacere, avvicinarsi e rimanere.

Cristina Donà, Conosci

Atto primo. Pensieri da cambiare

Quando sono partita per la Grecia, avevo molti pensieri non da cambiare, quanto da abbandonare del tutto. Sarebbe bello, alle volte, poter estrapolare pensieri e ricordi che ci trivellano la mente, metterli in una bottiglia di vetro e adagiarla sulle onde del mare, affidarla al suo destino di correnti e inversioni di rotta, insieme a sentimenti, attimi passati e persi, nomi, voci, mani, occhi, sguardi, fino a quando qualcuno poi non la ritrovi e, contattandoci da lontano, ci renda il dono di scoprire che davvero avevamo abbandonato tutto e cambiato vento nelle vele anche noi. Ma non è così.

Quando sono partita per la Grecia, volevo strappare dalla mente e dal cuore consistenze, permanenze e sentimenti.

Arrivata in Grecia, a Ioannina Grecia, ho iniziato a capire che ogni cosa era da trasformare, rielaborare, cambiare. Come sempre.

Molte considerazioni e dichiarazioni, dedicate inizialmente a qualcuno in particolare, son divenute il nodo che riallacciava me alle donne incontrate con l’ultimo corso sulla comunicazione che ho tenuto fino allo scorso Giugno. Ho trasformato così quella lettera che mai incontrerà il suo destinatario originario in una lettera a loro dedicata, riprendendo il nostro dialogo. Ho deciso allora che mi piacerebbe donare quelle parole a chiunque le possa incontrare sul proprio cammino. Studiando e individuando il modo, le ho lette con occhi nuovi, scoprendo di dedicarle a me in primis. Dobbiamo sempre salvare il salvabile. Il salvabile, ogni volta, siamo noi: noi con il nostro sorriso e la nostra capacità di emozionarci e vivere, con la nostra tenerezza e lo sguardo largo sul mondo, con le braccia sempre aperte e il cuore capace di planare, accarezzare la bellezza che involontariamente ci circonda, ci sfiora. Guai a non salvarci!

Scritta quella lettera, vivendo le giornate in una terra diversa, tra la spesa e il letto da rifare, l’ordine da ristabilire e ricreare, pian piano i pensieri han cominciato a girare diversamente. Però però. La sociologia ha sempre a che fare con la letteratura, e la letteratura sempre con la vita; in questo modo, sovente, studiando dal manuale i maggiori sociologi e le loro collaborazioni con intellettuali, nonostante il mare attorno e il costume da bagno addosso, studiando in spiaggia tra un paese e l’altro dell’impero ellenico, il pensiero tornava dove non volevo che andasse.

Il rientro italico è stato il ritorno al traguardo da cui ero partita, ed era una nuova sfida, un nuovo punto di partenza.

Il caldo e l’ozio a cui un Agosto vuoto in città condanna mi hanno fatto riflettere, insieme a negozi chiusi, strade deserte, vento leggero di giornate insolitamente fresche. Il vento è cambiamento, mi piace ripetermi. Ho deciso allora che doveva esserci davvero quel cambiamento.

Ventuno giorni.

Dal momento in cui ho deciso di permettere al mio cervello di smantellare l’abitudine di pensare e cercare uno sguardo preciso su di me, lasciando andare ombre, non sono trascorsi ancora ventuno giorni, eppure molte cose sono già cambiate. Ho ricominciato da quello che più mi faceva stare bene da bambina: leggere e pedalare, perché mi riconciliano con il mio senso di libertà. A questi due ingredienti basilari ho aggiunto: attività sportiva, cura delle amicizie, concentrazione su di me, recupero dei progetti abbandonati in cantina, piuttosto che in cantiere. Ho iniziato anche a mettere via ogni giorno tre oggetti, ho  realizzato qualcosa con le mie mani, ho ripreso a cucinare. Con la fine di Agosto e un gioco imprevisto e bizzarro, sono riuscita anche a realizzare una pazzia cullata sin da quando ero ragazzina. Si è trasformata in una piccola follia di felicità.

Atto secondo. Eppure certe abitudini restano

Facendo un bilancio di questi primi sedici giorni, ho riscontrato una tessera che appartiene al mio passato, permane nel mio presente e spero possa persistere nel mio futuro.

A farmi scorgere quella tessera è stata una mattina: svegliandomi dolcemente, tirandomi su  dal letto distrattamente e pigramente, camicia da notte leggera, capelli arruffati, ho trovato ad attendermi un dono. Nessuno aspettava il mio risveglio, soltanto quel dono giunto mentre dormivo, quasi posandosi sulle mie ciglia, palpebre chiuse. Una canzone giunta nel cuore della notte, come altre volte – prodigi della tecnologia. Una canzone come dichiarazione di amicizia autentica, di affetto, come a dire “ti ho ritrovata in questa canzone, ascoltala anche tu”. Una sorpresa lieve, un dono piccolo e sorprendente, come piacciono a me. Una discreta e innocua abitudine altrui che ogni tanto torna a regalarmi sorrisi.

Certe abitudini restano ed è giusto così: perché restano le persone che vogliono restare, il bene che ci si è voluti, che ci si continua a volere; perché quello che si conosce davvero resta indelebile dentro di noi e continuare a coltivarlo, a nutrirlo, anche se a distanza, significa continuare a nutrire una parte autentica della nostra storia personale, che sa essere singolare, duale e plurale al tempo stesso; perché dirsi “ci sono, per te ci sono, anche se da lontano” non diverrà mai un’abitudine scontata.

Alcune persone sono da superare, altre da custodire nel silenzio di vite completamente diverse e altrove.
Ventuno giorni per cambiare abitudini, una vita per restarsi vicini.
Vi auguro di avere persone così, nella vostra vita.

Adesso l’ombra che anticipava il mio passo è scivolata lungo le mie spalle, cade dietro di me. Continuo a camminare. Alla fine anche lei diverrà un ricordo di cose belle di cui sorridere leggeri e scordevoli.

21 giorni e una colonna sonora

Cristina Donà, Universo (piccolo consiglio: guardate il video, secondo me qualcuno di voi vi si immedesima)

Paolo Benvegnù, Nel silenzio

David Bowie, Changes

Coldplay, Viva la vida

Traccia extra per i più romantici e introspettivi: cliccate qui e scoprite

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Luana Lamparelli
LUANA LAMPARELLI - BIOGRAFIA Luana Lamparelli è un’autrice pugliese. Ha pubblicato due romanzi: Giardini senza tempo (2012) e Piccoli silenzi desiderabili (2014), in cui sono presenti numerose poesie che l’autrice presta, attraverso l’artifizio letterario, ad alcuni dei suoi protagonisti. Ha scritto racconti anche per Vanity Fair e Versante Ripido, rivista nazionale di poesia molto apprezzata in Italia e all’estero. Ha collaborato alla scrittura di una sceneggiatura per webserie e fornito contributi letterari per eventi culturali già dal 2011. Insieme ad altri poeti italiani, è coautrice di alcune sillogi, tra cui ricordiamo l’antologia di prosa e poesia civile La pacchia è strafinita, una risposta da numerose voci della poesia italiana alle dichiarazioni del Ministro degli Interni Salvini. A Giugno del 2018 ha vinto il premio Certamen Lauriferum organizzato dall’Accademia dei pensieri e delle culture del Mediterraneo nell’ambito della Notte bianca della Poesia. A Luglio dello stesso anno è stata tra i dieci finalisti del Premio Più Luce del cartellone del Festival del Vittoriale degli italiani Tener-a-mente. Dal 2014 al 2015 ha curato la rubrica di arte, cultura e spettacolo Ars artis edita sui portali della Livenetwork (barilive.it, tranilive.it, terlizzilive.it, ruvolive.it, bitontolive.it, barlettalivve.it, andrialive.it, coratolive.it), per cui ha curato anche articoli di cronaca. Il suo sito si chiama Circo Lamparelli. Nella vita di tutti i giorni è anche docente di Filosofia e Scienze Umane, educatrice specializzata in disabilità della vista e disturbi neurologici e psico-comportamentali. Tra i principali lavori di scrittura ricordiamo: Leggo un nome: Chernobyl (2011, per le manifestazioni a favore del disarmo nucleare organizzata da associazioni nazionali sensibili al tema; successivamente è stato pubblicato anche su diverse testate giornalistiche), Faccia da trappola, esca (2013, gioco di parole a più voci con cui è stata allestita una mostra audio-visiva), Faccia da Murgia. Vita, morte, miracoli e Io amo il Castello (2013, per l’evento culturale centrato sull’arte pittorica e scultorea di artisti della Puglia “Murgia. Vita, morte, miracoli”), Io non sono un fake (2015, opera inedita scritta appositamente per l’omonimo evento).

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